di Manuele Romano [Dove sono? Che posto è questo? Ma, sopratutto, come faccio a fuggire?]

Nome: Manuele Romano
Gli anni 50 hanno avuto "Fronte del porto", gli anni 60 "GioventĂą bruciata", gli anni 70 "Easy rider": il film mito degli anni della mia adolescenza, gli anni 80, Ă© stato "Il tempo delle mele"...
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Da quanto tempo, bottegaio? Tutte le mattine. Tutte le mattine che vedo la tua faccia, bottegaio. E riflette l’alienazione metropolitana. Quella tua faccia da sfinge, dietro montagne di caramelle, sigarette e schedine del Totip. Non hai gli occhi, ma due fessure, come slot machine, che servono solo a contare soldi. E quella espressione di scifo per chi sta oltre il bancone. Per me in particolare. Delle volte ero stanco, bottegaio. E tu con l’espressione di chi sa tutto mormoravi: fatti un'altra pera. Ero solo stanco per il lavoro o per i cazzi miei. E delle volte di notte, magari trasandato, potevo passare solo da te, l’unico ancora aperto, per comprare nicotina. Ma tu non lo puoi capire, bottegaio, la tua missione non è capire ma diventare il più ricco del cimitero.
Ma oggi hai fatto un errore bottegaio. Dopo tanti anni hai sbagliato. Mi rigiro nella mano le monetine del resto che mi hai dato. Le conto, le riconto, non c’è dubbio: sono di più. Hai sbagliato bottegaio, hai sbagliato a darmi il resto, per te questo, lo so, è un errore mortale. Potrei uscire con il mio trofeo, bottegaio, e godermi la tua sconfitta. Ma non lo faccio, sarebbe troppo poco: voglio di più. Torno indietro e ti piazzo sotto il muso le monetine. “Guardi che mi ha dato di più”. Vedo il tuo cervello che va in corto circuito: balbetti, tremi, non capisci. Alla fine, strascicando, quasi soffrendo, fai grazie. La tua visione del mondo in un attimo è morta, hai visto bottegaio: esiste anche chi, oltre ai soldi, ha pure una morale. Stronzo.



«La battaglia per la piena occupazione, la lotta contro il precariato, la dignità del lavoro e la sicurezza dello stipendio sono al centro del progetto socialista. Tutto il resto dipende da questo. È tutto collegato: lavoro, sicurezza, famiglia, scuola. Quando un anello si spezza, tutta la catena diventa fragile».
Ségolène Royal, discorso pronunciato alla «Fete de la Rose» Frangyen Bresse (Francia), il 23 agosto.
Potrebbe essere parte del manifesto politico di questo blog.
Via Notimaz
Ogni anno, un milione e mezzo di studenti turchi affrontano un esame di ammissione all'università che dura un'intera giornata. È un labirinto snervante di domande complicate e spesso inutili: un assurdo tentativo di quantificare l'intelligenza con strumenti di misura uguali per tutti.
Tre quarti di loro non lo superano e quindi rischiano la disoccupazione, perché in quel paese solo un titolo di studio superiore garantisce la possibilità di avere un posto di lavoro decente.
Quest'anno, un ribelle solitario ha sfidato questa tirannica tradizione. Sefa Boya, un ragazzo turco di Ankara, ha deliberatamente consegnato il test per Ingegneria delle costruzioni, con tutte le 180 risposte sbagliate. Per completare la manifestazione di protesta ha chiesto la registrazione del suo record nel Guinness dei Primati.
Un eroe, in un sistema alienante, questa volta non occidentale.
La vita è tante cose e niente.
Un viaggio in treno, l’odore delle foglie in autunno, il sapore delle fragole, la macchina in panne, oddio cosa mi metto questa sera?
La vita è quello che è: un insieme indistinto di cose, alle quali diamo il titolo di belle o brutte, la vita è sempre vita non assomiglia a nient'altro, solo alla vita. La vita riserva sorprese o non da sorprese.
La vita oltre la vita io non la conosco, nessuno la conosce, ma alcuni sono convinti che dobbiamo temerla, fino a rinunciare alla vita. Fino a disprezzarla. Io no: della tua vita oltre la vita io me ne frego.
Buio.
Faccio un battuta e il volto di una ragazza si illumina in una risata.
Grazie a Dio sono vivo.